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Betty - sgabello


 

Per un mero scrupolo di conseguimento titoli, Elena Rogna si definisce «una designer giovane, ma non troppo».

 

Sarebbe a dire?

 

«Lavoro da sempre, dai tempi della maturità, nel settore dell’architettura d’interni e dell’arredamento, ma solo a ventinove anni ho scelto di iscrivermi al corso di laurea in Industrial Design. Insomma, mi sono titolata tardi».

 

Una semplice questione burocratica, si capisce. Del resto la scelta si è rivelata azzeccata; pur continuando a lavorare, Elena ha concluso il curriculum in tempi rapidi. E brillantemente.

 

«Il design industriale si occupa di progettare e realizzare cose, oggetti, da dare in pasto all’industria. Il sistema modulare che ho presentato come tesi di laurea, ad esempio, sta per essere commercializzato come soluzione espositiva per stand fieristici e show room». (InSet è il nome del progetto, e uscirà con il marchio Fastand - www.fastandstore.eu/)

 

Una tesi con dignità di pubblicazione, insomma. Complimenti! Ma non è l’unica sorpresa riservata dai tuoi progetti.

 

«In effetti no. Qualche mese fa ho disegnato uno sgabello, Betty».

 

Betty?

 

«Allude a Betty Boop, ai tacchi a spillo che indossava e per estensione a tutte le sue forme curvilinee che dentro quei tacchi andavano a finire. Betty è un pratico oggetto di uso quotidiano; ma allo stesso tempo è una scultura a tutto tondo: con il cartoon di Max Fleischer ha in comune la grande autoironia, espressa non dalla mimica del visetto buffo - ovvio - ma dalla plasticità ondulata delle superfici, dal contrasto fra lo slancio un po’ modernista delle gambe e la seduta breve e un po’ panciuta».

 

Una descrizione che incuriosisce.

 

«Come infatti ha incuriosito gli internauti: il caso Betty nasce in rete. Le foto del prototipo di Betty – un modello in legno in scala 1:3, ben rifinito e verniciato – son finite sulla mia pagina web e su alcuni siti specializzati; con una rapidità del tutto inattesa, le immagini hanno cominciato a circolare ed essere commentate sui blog, ed io ricevevo messaggi di congratulazioni e richieste di preventivi. Non facendo caso alla definizione “prototipo”, la gente credeva di poter già comperare lo sgabello».

 

Il potere del passaparola!

 

«Precisamente. Betty comunue rimane un prototipo in cerca di qualcuno che possa credere nel progetto e nella sua industrializzazione, anche se una grandissima soddisfazione è già arrivata,

quella di prestare tre esemplari di Betty, alla produzione artistica che segue il Dietro le Apparenze Tour di Giorgia, da posizionare sul palco per le due coriste e Giorgia stessa».

 

L.M.

 

PROGETTO IN SET

progetto IN SET

Prototipo In Set

particolare snodo
concept
vestito solo in alcuni quadranti
versione senza tessuto
backstage
backstage

Con l’intenzione di creare una scenografia sempre in movimento, qualcosa che si potesse modificare a piacere a seconda dell’uso, adattabile, versatile, mi sono trovata a stropicciare un tovagliolo di carta durante una colazione.

Iniziai a modellarlo in diverse forme, tutte che potessero farlo raggiungere una certa stabilità ed armonia.

Una di queste forme rapì la mia attenzione e la schizzai. Nella sua semplicità mi ricordò quell’  animaletto dalla forma caratteristica, esile, filiforme ma non per questo debole, capace di adattarsi all’ambiente che lo circonda : l’insetto stecco.

Il nome stesso (IN SET)  racchiude in se 3 significati:

IN : Perché pensato per spazi interni

SET: Perché è una quinta, una parete divisoria.

E…senza farlo apposta IN SET : Pronunciato tutto insieme la parola che si compone è in set, insetto.

Come un insetto stecco infatti ha delle grandi gambe che, all’apparenza non reggono, ma in realtà sono molto resistenti. Inoltre ha uno strano modo di muoversi, goffo, ed ogni qual volta si sposta le sue zampe si muovono in modo diverso, disarticolato, ma molto stabile.

In Set è un progetto modulare. Un insieme di quadranti che possono formare svariate figure. Come accennavo In Set è un modulo da comporre a piacere. Pensato per grandi spazi, ma anche per ambienti difficili da gestire, da dividere. In  particolar modo la mia attenzione si è rivolta a spazi espositivi, a showroom. Per dividere ad esempio lo spazio esterno (la vetrina), dall’esposizione vera e  propria.

E’ possibile vestire In Set per intero, oppure lasciare alcuni quadranti a vista.

Il tessuto elastico regala indubbiamente alla struttura una sensazione tattile che rende piacevole l’interazione con il prodotto.

E’ modulare e per di più lo si può vestire a piacere.

Mi piacerebbe poter trasmettere a chi vedrà il progetto lo spirito di quest’ idea.

Così facendo sarebbe possibile farVi spaziare con la fantasia, affinché possiate immaginarVi In set ambientato non solo in spazi pubblici ma anche in case private, e magari non solo all’interno di 4 mura.